
4.
Giovedì 3 dicembre 2026, ore 20.00
Gran Teatro La Fenice
Sale Apollinee
György Kurtág 100!
Ex Novo Ensemble
Daniele Ruggieri flauto
Davide Teodoro clarinetto
Carlo Lazari violino e viola(*)
Paola Carraro viola
Carlo Teodoro violoncello
Aldo Orvieto pianoforte
Edvard Grieg (1843-1907)
Intermezzo EG 115
per violoncello e pianoforte
Felix Mendelsshon-Bartholdy (1809-1847)
Lied ohne Worte op. 109 (1845)
per violoncello e pianoforte
György Kurtág (1926)
Signs, Games and Messages (2005)
per trio d'archi.
Mieczyslaw Weinberg (1919-1996)
Dodici Mininitures op. 29 (1945)
per flauto e pianoforte
Anton Webern (1883-1945)
Drei kleine Stücke op. 11 (1914)
per violoncello e pianoforte
Vier Stücke op. 7 (1910)
per violino e pianoforte
György Kurtág
Hommage a R. Schumann op.15d
(1975/90) per clarinetto viola (*) e pianoforte
Robert Schumann (1810-1856)
Märchen erzählungen op. 132 (1853)
per clarinetto viola (*) e pianoforte
- Lebhaft, nicht zu schnell
- Lebhaft und sehr markirt
- Ruhiges Tempo, mit zartem Ausdruck
- Lebhaft, sehr markirt
Webern è spesso considerato il compositore che ha percorso con maggior radicalità
la lezione di Schoenberg, per alcuni critici ulteriormente ‘raggelando’
le possibilità espressive offerte dal metodo dodecafonico. Eppure,
riferisce Peter Staflen, pianista che studiò con Webern le Variazioni op.
27: «Cantava e gridava, agitava le braccia e pestava i piedi nel tentativo
di rendere manifesto ciò che lui chiamava il significato della musica [...].
Si teneva aggrappato alla melodia che sosteneva dover essere eloquente
come una frase parlata». I sette brani che presentiamo questa sera sono
miniature concepite attraverso gesti musicali di densa significanza
espressiva. Si tratta di aforismi? Forse no: agglomerano in brevi durate
una cosmologia di tratti espressivi, finemente cesellati, che ripercorrono la
storia della musica tardoromantica.
Nel 1853, quando Schumann compose le Märchen erzählungen i miti romantici all’origine
delle immagini fiabesche sono depotenziati della spontaneità, quasi
improvvisatoria, delle opere della gioventù; ne rimangono i fantasmi.
È proprio questa ricerca nella memoria che ha interessato Kurtag,
che tratteggia in Hommage a R. Schumann i ritratti degli alter ego di
Schumann: Florestano, Eusebio, Maestro Raro e Johannes Kreisler – a
sua volta alter ego di E. T. A. Hoffmann, l’ispiratore di Kreisleriana. L’ultimo
movimento presenta infine, con spirito riconciliatorio delle varie anime
schumanniane, il ritratto di Schumann stesso attraverso quello del suo
antenato spirituale Guillaume de Machaut, poeta-compositore, inventore
della tecnica del mottetto isoritmico.
Le 12 miniature di Mieczyslaw Weinberg giocano sugli stessi fantasmi: disposte in ordine
cromatico ascendente – l’ascoltatore si sente dunque perpetuamente
‘in attesa’ del prossimo grado cromatico – i brevi brani tratteggiano
‘debolmente’ le diverse tonalità, evitando affermazioni perentorie tramite
cadenze e giocando sul concetto di instabilità dei processi tonali, spesso
deviati e ricondotti ‘a casa’ con sapienti modalità espressive.
György Kurtág afferma che la sua arte è un «creare musica dal quasi nulla». Signs, Games
and Messages – luogo della memoria che raccoglie brani scritti nel corso
di cinquant’anni per organici diversi – risulta l’emblema di un comporre
attraverso slanci musicali di immediata pregnanza uditiva, al tempo stesso
custoditi nella loro natura improvvisatoria, quando indagati in ogni intima
essenza: evocano suggestioni multiformi, squisite e cristalline.
(Aldo Orvieto)