3.


giovedì 12 novembre 2026, ore 20.00
Gran Teatro La Fenice
Sale Apollinee


SOVIET-REALIST MUSIC MATERIAL


Ex Novo Ensemble

Daniele Ruggieri flauto
Davide Teodoro clarinetto
Carlo Lazari violino (*)
Annamaria Pellegrino violino
Paola Carraro viola
Carlo Teodoro violoncello
Aldo Orvieto pianoforte





Otar Taktakshivili (1924-1989)
Sonata (1966) per flauto e pianoforte
Allegro cantabile - Moderato con moto - Allegro scherzando

Mieczyslav Weinberg (1919-1996)
Sonata n.1 op. 72 per violoncello

Dmitrij Šostacovich (1906-1975)
Cinque Pezzi per due violini e pianoforte,
trascrizioni di Levon Atovmian (1901-1973)
con l’approvazione dell’Autore.
- Preludio, da Il tafano, musica per il film di Alexander Faintsimmer (1955)
- Gavotta, da L’età dell’oro op. 22, balletto in tre atti (1929/30)
- Elegia, da La commedia umana (Balzac) op. 37, musica di scena (1933/4)
- Valzer, da Jazz Suite n. 2 (1938)
- Polka, da L’età dell’oro op. 22

Aram Khachaturian (1903-1978)
Trio (1932) per clarinetto, violino (*) e pianoforte
Andante con dolore, con molto espressione – Allegro – Moderato

Sergej Prokof'ev
Ouverture su temi ebraici op. 34 (1919)
per clarinetto, quartetto d'archi e pianoforte


La serata accosta opere di due autorevoli esponenti della poetica del realismo sovie- tico, il georgiano Otar Taktakishvili e l’armeno Aram Kachaturian ad opere dei massimi compositori russi del XX secolo: Sergej Prokof’ev, Dmitrij Shostakovich, Mieczyslaw Weinberg. Taktakishvili fu un perso- naggio pubblico, vincitore del Premio Lenin (1982), di due Premi Stalin (1951/52), ministro della Cultura della Repubblica Georgiana (1965-84). Condivide con Kachaturian – anch’egli pluripremiato! – la tipica ‘urgenza comunicativa’ imposta dal regime sovietico, e realizzata mediante l’uso di un linguaggio comprensibile a tutti, ‘spontaneo’, ‘otti- mistico’, con prevalente uso di materiali folclorici. Nella celebre riunione del 20 febbraio 1948, Andrej Zdanov (uno dei più colti tra i gerarchi sovietici, indicato da Stalin come suo possibile successore) sferrò un attacco contro il ‘formalismo in musica’ nel quadro delle iniziative atte a combattere le influenze occidentali sulla cultura sovietica e prendendo di mira alcuni tra i maggiori autori del tempo: Prokof’ev, Shostakovich e marginalmente lo stesso Chachaturian; i quali, pochi mesi dopo, furono costretti a ‘pentirsi’ in un congresso speciale del sindacato dei composi- tori sovietici.

Caso singolare quello di Mieczyslaw Weinberg, compositore polacco naturalizzato sovietico: apprezzato e sostenuto da Shostakovich fin dal 1943 – e con il quale coltivò una profonda amicizia – fu incarcerato per presunte ‘attività sioniste’ e liberato nel 1953 nel contesto della svolta politica seguita alla morte di Stalin. «Mi considero suo allievo, sua carne e sangue» dichiarò Weinberg, ma a ben guardare gli influssi furono reciproci e sarebbe incoerente considerare Weinberg un epigono di Shostakovich.La sua musica ebbe una certa diffusione in Russia negli anni ’60, poi un lungo periodo di oblio. Dimenticate dalla musicologia le opere di Weinberg riescono ad ottenere un postumo riconoscimento grazie all'interesse di alcuni interpreti illuminati. Gidon Kremer, a partire dal 2015, ne propose numerose incisioni discografiche. Pervasa da un lirismo a volte nostal- gico, a volte straziante, ricca di audaci invenzioni formali e ricercatezza armonica, la sua arte non percorre alcun facile sentiero per ottenere il gradimento del pubblico. Cattura l’attenzione dell’interprete che rileva in essa il germe di un autentico vissuto traslato in musica e intuisce la magia di svelare al pubblico l'anima autentica e appassionata della sua musica. (Aldo Orvieto)