2.


govedì 29 ottobre 2026, ore 20.00
Gran Teatro La Fenice
Sale Apollinee


LA FRANCIA VISTA DA VENEZIA : il Canto e la memoria
con Clémentine Margaine


Clémentine Margaine mezzosoprano
Andrea Molino direttore

Ex Novo Ensemble


Daniele Ruggieri flauto
Marco Gironi oboe
Davide Teodoro clarinetto
Carlo Lazari (*) violino e viola
Paola Carraroviola
Carlo Teodoro violoncello
Aldo Orvieto pianoforte





Albert Roussel (1869-1937)
Trio op.40 (1929)
per flauto, viola (*) e violoncello
Allegro grazioso - Andante - Allegro non troppo

Maurice Ravel (1875-1937)
Chansons Madécasses (1925/26, testo di Evariste-Désiré Parny de Forges)
per voce, flauto, violoncello e pianoforte
- Nahandove (Andante quasi allegretto)
- Aoua! (Andante)
- Il est doux (Lento)

Claudio Ambrosini (1948)
Vite di suoni illustri (2012)
per flauto, clarinetto, violino,violoncello e pianoforte

Bruno Maderna (1920-1973)/ Andrea Molino (1964)
Tre liriche su Verlaine (1946/7), strumentazione di Andrea Molino (2026)
per voce, flauto, oboe, clarinetto, violino, viola, violoncello e pianoforte
Aquarelles - Sérénade - Sagesse
Commissione di Ex Novo Musica
Prima esecuzione assoluta



Albert Roussel Trio op. 40 L'opera evidenzia la volontà di Roussel di conservare una libertà di visione personale rispetto alle tendenze dell'arte musicale del suo tempo. L' Allegretto grazioso che apre il Trio presenta una trama polifonica dolce e suadente, dalle colorazioni bitonali spesso inattese. Sonorità misteriose ottenute mediante l'uso di suoni armonici e di suoni con sordina negli strumenti ad arco caratterizzano il successivo Andante, luogo meditativo ove il tempo viene efficacemente sospeso fin quasi all' «arresto completo di tutte le attività motrici» (Harry Halbreich). L'opera si conclude con un Allegro non troppo caratterizzato da un virtuosismo impetuoso più volte ‘raggelato’ in momenti di riposo uditivo, episodi di carattere tranquillo che evocano le sonorità ambigue e fatate già propo- ste nel precedente Andante. (Aldo Orvieto)

Maurice Ravel Chansons madécasses Nel 1925 Ravel compie cinquanta anni e la Revue Musicale lo celebra con un numero speciale di 150 pagine. Casella parla della sua musica come di uno «di uno splendido arric- chimento e una sorprendente variazione ornamentale [...] all'edificio della grande tradizione», senza rilevare il rinnovamento linguistico ben presente nelle opere di quegli anni, dalla Sonata per violino e violoncello alle Chansons Madécasses. L'opera utilizza testi di Evariste-Désiré Parny de Forges (1753-1814) scelti da Ravel per manifestare – in modo velato, ma pregnante – la sua posizione anticolonialista. Il cuore del brano è la seconda chanson con l'urlo lacerante che la apre: «Aoua! Aoua! Méfiez- vous des blancs» [Aoua! Aoua! Diffidate dei bianchi], alla quale fanno da prologo e postludio la prima e la terza che, come afferma Enzo Restagno, rappresentano «la più affascinante descrizione musicale di un Paradis sur terre.» (Aldo Orvieto)

Claudio Ambrosini Vite di suoni illustri Quello che caratterizza alcuni compositori della mia generazione – non tutti, naturalmente – è forse una diversa attenzione al suono, una concezione nuova del suono. Suono inteso come organismo vivente, dotato di caratteristiche uniche e ben precise, connesse a questioni complesse derivanti sia dalla natura degli stru- menti che dalla fisiologia umana: cioè sia dalla produzione del suono, che dalla sua percezione, dall’ascolto. Oltre a questa idea di suono c’è altro, per esempio il confronto con il passato e molti dei miei lavori si rifanno alla storia, denunciano – spesso fin dal titolo, come nel caso di Rond? di forza, di De vulgari eloquentia o di Prelude ? l’apr�s-midi d’un fauve – un affetto che ho sempre cercato, spero, di tenere esente da nostalgie. Anzi, tentando di non limitarmi a uno sguardo devoto ma sviluppando una teoria – che ho chiamato della prospettiva – secondo la quale un chiaro riferimento storico, un rimando – quasi un “correlativo oggettivo” eliotiano – può essere funzionale. E non tanto per abbando- narsi a rimpianti quanto piuttosto per segnare, appunto, una presenza ma nello stesso tempo una distanza: il passato ha prodotto magnifiche cose, certamente, che noi ascoltiamo, ammiriamo, amiamo ma ... loro erano lì e noi siamo qui. E da qui le guardiamo. I secoli e, in particolare, i decenni della modernità hanno aperto il ‘ventaglio dei suoni’ fino a esiti un tempo inimmaginabili. Vite di suoni illustri è, in quest’ottica, un affet- tuoso divertissement rivolto da una parte verso pietre miliari della storia dei suoni, dall’altra verso gli ascoltatori, che di sicuro tali suoni hanno già sentito. È dedicato a Mario Messinis in occasione dei suoi ottanta anni. (Claudio Ambrosini)

Bruno Maderna Tre liriche su Verlaine Il testo è costituito da tre liriche di Paul Verlaine: per Aquarelles si tratta di una poesia intitolata in origine Green, la prima di un gruppo di sette liriche denominato per l’appunto Aqua- relles e incluso nelle Romances sans paroles (1874). Il testo di S?r?nade è costituito dalla poesia omonima tratta dai Po�mes saturniens (1866). Sagesse è la prima lirica della seconda parte del lungo componimento poetico omonimo del 1881. La data di composizione di queste Liriche si può situare fra il settembre 1946 e il marzo del 1947. La composizione, rimasta a lungo inedita, sembra aver avuto la prima esecuzione pubblica a Bonn il 16 marzo 1984 in occasione del ciclo «Omaggio a Bruno, Eine Maderna-Retrospektive». (Giordano Montecchi)

Andrea Molino Strumentazione delle Tre liriche su Verlaine La figura di Bruno Maderna ha giocato un ruolo di enorme importanza nel mio percorso personale e professionale. Fin dal tempo del Conservatorio i suoi lavori sono stati tra quelli che più ho approfondito; le intuizioni musicali e drammaturgiche di capolavori come Quadrivium e Aura, per esempio, mi sono vicine ancora oggi e la freschezza, giocosità e vivacità del suo modo di essere musicista, sia come compositore che come direttore, sono state per me un riferimento e un’ispirazione. La sua opera mi ha accompagnato con frequenza e intensità nella mia attività di direttore d’orchestra. Con Ex Novo Ensemble avevo già registrato per Stradivarius il Concerto per due pianoforti e la Serenata n. 2 quando Fortunato Ortombina mi chiamò per quello che ancora oggi rimane uno dei momenti più identificanti del mio percorso artistico: la direzione della prima assoluta del monumen- tale Requiem, che si credeva perduto ed era stato avventurosamente ritrovato da Veniero Rizzardi, per l’inaugurazione della stagione sinfo- nica della Fenice. Quella serata – in realtà l’intera settimana di lavoro a Venezia – è rimasta per me indimenticabile, ed è poi stata pubblicata in un fortunato CD che ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti. Più recen- temente ho realizzato una versione della Serenata per un satellite per l’Ensemble degli Intrigati di Montepulciano, esperienza che è poi conflu- ita nel progetto Synthesis all’Accademia Chigiana di Siena. Quando Aldo Orvieto e Alberto Cantoni, entrambi appassionati maderniani, mi hanno proposto di pensare ad una strumentazione delle Liriche su Verlaine, un raffinatissimo lavoro giovanile, la tentazione è stata quindi troppo grande; l’entusiasmo ha preso immediatamente il sopravvento sulla cautela di misurarmi in questo modo con il testo di Maderna. Una serie di riflessioni, tra cui una lunga conversazione con Angela de Bene- dictis alla Fondazione Sacher a Basilea, mi hanno poi definitivamente convinto ad accettare di partecipare a questa avventura. La scelta della voce a cui affidare il progetto è caduta, di comune accordo, su Clémen- tine Margaine; la mia decisione è stata quindi di strumentare la versione originale per soprano e, solo in un secondo momento, la versione trasposta per mezzosoprano, in modo da poter mantenere la massima coerenza timbrica nella mia lettura del testo di Maderna. Mi auguro di essere riuscito a rendere giustizia alle ambizioni del progetto; di certo sono profondamente grato di avere avuto l’opportunità di approfondire ulteriormente la mia relazione con uno dei compositori più appassionanti e coinvolgenti del Novecento. (Andrea Molino)