
1.
giovedì 15 ottobre 2026, ore 20.00
Gran Teatro La Fenice
Sale Apollinee
RICORDO DI CASTIGLIONI
A TRENT'ANNI DALA MORTE
Ex Novo Ensemble
Daniele Ruggieri flauto e percussioni
Nicola Zampis oboe
Davide Teodoro clarinetto
Carlo Lazari violino
Carlo Teodoro violoncello
Aldo Orvieto pianoforte e percussioni
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Trio Hob. XV:16 (1790)
per flauto, violoncello e pianoforte
Allegro - Andantino più tosto
Allegretto - Vivace assai
Niccolo' Castiglioni (1932-1996)
Romanzetta (1990) per flauto
Calmo - Andante - Presto
Carl Philipp Emanuel Bach(1714-1788)
Sei Sonate Wq. 92, H.516-521
per clarinetto, violoncello e pianoforte
Allegretto - Allegro di molto - Allegro - Allegro - Andante - Allegro
Niccolo' Castiglioni
Daleth (1979) per clarinetto e pianoforte
Intonazione (1992) per flauto, oboe, violino e violoncello
Franz Schubert (1797-1828)
Sonata op. 162, D. 574 (1817) in la maggiore
per violino e pianoforte
Allegro moderato - Scherzo/Trio - Andantino - Allegro vivace
Niccolo' Castiglioni
Tropi (1959)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello, pianoforte e percussioni
La figura di Castiglioni si connota per un carattere particolarmente schivo, per una
poetica singolarissima che coniuga intimismo e adorazione per la
purezza delle forme classiche; per aver transitato il suo tempo in silenzio
rimanendo un artista isolato, rispettato ma non amato dai suoi contemporanei.
Nel trasferisrsi per il periodo estivo nelle sue amate montagne,
a Bressanone, al termine delle lezioni al Conservatorio (dopo la pensione
risiedendoci stabilmente), Castiglioni porta con sé il minimo indispen-
sabile, in aderenza al concetto di humilitas che lo condusse a praticare
costruzioni formali semplici ed organici strumentali ridotti.
Ma non puo' separarsi dalle partiture delle Sonate per pianoforte di Franz Schubert, e
da quelle dei Trii di Joseph Haydn, autori di cui presentiamo questa sera
alcune opere significative in suo omaggio. Il Trio Hob. XV:16 fa parte di
una serie di tre opere della maturità dedicate a strumentisti dilettanti che
assolvono alla crescente richiesta degli editori di brani dedicati al flauto,
che si stava imponendo come ‘strumento alla moda'. La Sonata op.162
scritta nell'agosto 1817 da uno Schubert neppure ventenne si pone a
confronto con i modelli mozartiani e della prima produzione beetho-
veniana per innovarli attraverso l'esperienza del Lied, avendo cura di
innestarvi una vena brillante, salottiera, pacatamente virtuosistica, di
difficoltà strumentale accessibile anche al dilettante di buona volontà.
Questi due brani si iscrivono a pieno titolo nei prodotti più preziosi della
Hausmusik: la loro dichiarata “limitatezza” di mezzi tecnico-formali ne
esalta poeticità e inventiva.
Le opere di Castiglioni che ascolteremo stasera seguono percorsi del tutto originali
nel contesto della musica del secondo Novecento. Tropi per ensemble
presentato nel 1959 ai Donaueschinger Musiktage, uno dei brani che
suggellarono la notorietà internazionale del suo autore, Castiglioni trova
una via del tutto originale e musicalissima per manipolare la tecnica
seriale. In Daleth – dunque vent'anni dopo – siamo in orizzonti formali
del tutto nuovi: lo strumento solista esegue una sola nota sovracuta per
la prima metà del brano ed è ‘accompagnato' da un pianoforte trattato
come uno strumento monodico. Ancora nuovo l'atteggiamento compo-
sitivo in Romanzetta, una delle ultime opere del maestro: il flauto recu-
pera melodicità e, sul modello bachiano, diventa strumento polifonico.
Ogni esperienza compositiva pare dunque fare tabula rasa di precedenti
conquiste lessicali o formali, per gioire ancora una volta con verginale
naïvetè�, della magia del comporre. (Aldo Orvieto)