Concerto 2


Sabato 21 ottobre 2017, ore 20.00
Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

UN SECOLO DI MUSICA SVIZZERA (1917-2017)



Con il sostegno di Pro Helvetia, Fondazione Svizzera per la Cultura

Ex Novo Ensemble

Daniele Ruggieri flauto,
Sonia Venzo flauto(*)
Davide Teodoro clarinetto
Carlo Lazari violino,
Carlo Teodoro violoncello
Aldo Orvieto pianoforte


Arthur Honegger (1892-1955)
Rapsodia (1917) per due flauti, clarinetto e pianoforte (*)
Larghetto - Allegro- Tempo primo

Frank Martin (1890-1974)
Ballade (1939) per flauto e pianoforte

Wladimir Vogel (1896-1984)
»Musik Inspire par Jean Arp«(1954) per violino, flauto, clarinetto e violoncello

Michael Jarell (1958)
Aus Bebung(1995) per clarinetto e violoncello
Prima esecuzione italiana

Antoine Fachard (1980)
«Suivi de ses ombres...» (2017) per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
Commissione Ex Novo Musica,prima esecuzione assoluta


Arthur Honegger Rapsodia

Nel giugno 1917 Honneger partecipò ad una lecture della sua nuova Rhapsodie al Conservatorio. Così ne parla in una lettera ai genitori: «ho fatto eseguire la mia Rhapsodie per due flauti e clarinetto nelle classi di d'Indy e Widor, ho avuto buon successo e i due maestri hanno rilevato che uso con abilità gli strumenti a fiato. Mi sono reso conto in questa situazione, come già avvenne per il mio Quartetto e per il mio Preludio per orchestra, che sento veramente bene quello che scrivo poiché in nessuno di questi brani ho avuto la minima disillusione dal punto di vista del risultato sonoro, come spesso accade ai giovani compositori.[…] Tutti gli effetti che ricerco, anche i più rischiosi, mi hanno dato la più completa soddisfazione.»Il 17 novembre la Rhapsodie fu suonata per la prima volta in pubblico sotto l'egida della Université Interalliée du Parthenone fu riproposta pochi giorni dopo alla Salle Huyghens, nel contesto di un concerto che presentava le «Nouveaux Jeunes» di compositori francesi. L'opera ebbe un marcato successo e le frequenti esecuzioni della Rhapsodie costituirono per Honegger un importante biglietto da visita per presentarsi sulla scena musicale parigina.Ingiustamente dimenticata ai giorni nostri, questo delizioso trittico, di grande seduzione sonora, si compone di due movimenti lenti, costruiti su un ritmo costante di 3+2+3 crome, che manifestano la profonda ammirazione di Honneger per Debussy: tanto il primo, costruito su una scala esatonale, quando il secondo svolto “in tonalità”. Al centro si trova un Allegro in do diesis minore, modale, che coniuga piglio ritmico, grazia e leggerezza, con qualche reminiscenza raveliana; troveremo una visionaria citazione di questo Allegro anche nella dolce sognante coda. La meravigliosa scrittura timbrica contrappone l'aerea trama dei due flauti - le cui sonorità sono sempre simbioticamente legate - alla cantabilità scura e pastosa del clarinetto. Una lussureggiante scrittura pianistica avvolge nel mistero le sonorità degli strumenti nelle due sezioni lente mentre nell'Allegro centrale impone una frenesia ritmica che fa presagire il fascino che,negli anni a venire, i ritmi meccanici esercitarono sulla musica di Honegger.

Frank Martin Ballade

Scritta all'inizio del 1939 su richiesta del Concorso internazionale di esecuzione musicale di Ginevra fu proposta come “brano imposto” ai partecipanti alla competizione. La commissione richiedeva di comporre un'opera che mettesse in evidenza le qualità dei flautisti concorrenti alla prova, soprattutto sul piano tecnico dello strumento. Frank Martin non considerò solo l'opportunità di inserire delle sezioni virtuosistiche ma volle donare ai giovani flautisti un brano che potesse mettere in luce le loro qualità timbriche e espressive. La ricchezza di improvvisi cambiamenti di registro, di una cantabilità melismatica, di improvvisi cambi di umore, di ritmi che contrastano l'andamento metrico e l'impiego dell'intera tessitura dello strumento - con affascinanti episodi nel registro basso - ne fanno uno dei brani più completi e apprezzati della letteratura flautistica. La forma, come avviene anche per le altre Ballate di Frank Martin, è rapsodica in un solo tempo: non presuppone alcun preciso intento narrativo, anche se vi sono chiare allusioni alla poesia libera e profondamente romantica di Ossian. Pur rifiutando l'estetica di Schoenberg (con il quale peraltro studiò intorno al 1930), Martin sviluppò un linguaggio personale di natura fortemente cromatica che media il metodo dodecafonico con elementi di scrittura tonale, largo uso di ostinati e pedali; l'armonia è imperniata su accordi di tritono che rendono difficilmente individuabili ben precise tonalità e indaga le tensioni melodico-armoniche tra fondamentale e sensibile. Le lunghe linee melodiche sono costruite con grande economia di materiali, avvicinandosi spesso a veri e propri melismi e adeguandosi ad una logica contrappuntistica che si ispira a Bach. Martin realizzò in seguito una versione per flauto, orchestra d'archi e pianoforte che fu presentata dal flautista Joseph Bopp e dall'Orchestra da Camera di Basilea diretta da Paul Sacher il 28 novembre 1941.

Wladimir Vogel »Musik Inspire par Jean Arp«

Vogel si definisce «compositore mitteleuropeo di estrazione russa provvisto di nazionalità svizzera», frase che ben riassume la ricchezza delle sue intuizioni maturate su una ricchezza di esperienze tanto varia da apparire ai limiti dell'inconciliabilità. In Russia, ove trascorsela prima parte della sua vita (1896-1918), Vogel aderì appassionatamente al Simbolismo di matrice spiritualistica scryabiniana. Lo troviamo a Berlino nel 1918, forse l'allievo più autorevole di Ferruccio Busoni, alla ricerca di dare ordine alla prepotenza delle sue pulsioni attraverso la disciplina della “classicità”. Di Busoni Vogel sempre ammirò la prospettiva cosmopolita che mirava a superare le difficoltà linguistiche attraverso un'elevazione spirituale, intellettuale ed esistenziale. Negli stessi anni il suo eclettismo lo portò ad impegnarsi nella produzione di musica d'uso con Hanns Eisler e Stefan Wolpe, nonché nella critica musicale nel giornale di sinistra Die Welt am Abend. Pur opponendosi alla rottura della continuità storica, sulla scorta di una ricerca di “proporzioni omnicomprensive” che non spezzino l'ideale busoniano di «unità della musica»,nel 1939 si schierò con i compositori dodecafonici ma con la determinazione a mantenere un alto livello di comunicabilità nella sua musica. Questa scelta - oltre che in linea con lo schierarsi apertamente tra i “compositori degenerati” criminalizzati dal nazismo e, nel dopoguerra, tra i “decadenti borghesi” emarginati nella sua patria dal Realismo Sovietico - fu presa smarcandosi dalla corrente prevalente del “serialismo integrale”. Vogel si propose di “sanare” tramite l'uso raffinato di una scansione ritmica ben percepibile (di matrice russa) la durezza della trama dodecafonica: asperità che spesso appaiono nella sua musicaquali simboli della realtà lacerata in cui visse. »Musik Inspire par Jean Arp« riprende il medesimo organico strumentale delle Variétudes (1939/40), uno dei lavori cameristici più rilevanti di Vogel, rispetto al quale la musicologa svizzera Doris Lanz, analizzando il processo ritmico unificatore della serie, parla addirittura di «Schönberg subordinato a Busoni». Scritto nel 1954 - anno in cui Arp vinse il premio per la scultura alla Biennale di Venezia - si riferisce a un frammento del film di Michael Mrakitschsu Jean Arp, amico di Vogel e al quale il compositore dedicò anche un'altra sua importante opera, Arpiade, per soprano, coro parlato e strumenti su testi tratti da sue poesie. La creatività di Jean Arp, come quella di Vogel, è segnata dalla ricerca - affrontabile solo attraverso l'arte - di una essenza spirituale della realtà. Ricerca che in Jean Arp lega il dadaismo (rifiuto del razionalismo) al surrealismo (abbandono all'inconscio): «L'art peut être méchant, ennuyeux, féroce, doux, dangereux, harmonieux, laid et beau», come dice egli stesso in un frammento del film che ha ispirato a Wladimir Vogel questo curioso brano di musica.

Michael Jarell Aus Bebung
Aus Bebung è un duo tratto da un'opera preesistente di Michael Jarrell intitolata Bebung (in italiano “oscillazione” o “vibrato”) per clarinetto, violoncello ed ensemble strumentale. Il riferimento è ad una particolare forma di vibrato che si produce nel clavicordo, quando, mediante la variazione del peso sul tasto si induce una relativa variazione della pressione sulla corda. La variazione della pressione produce una sottile variazione di altezza della nota emessa, dunque una forma di vibrato. Un'applicazione musicale semplice di questo principio viene ottenuta , per esempio, quando uno dei due strumentisti suona l'attacco della nota mentre l'altro tiene e “modula” la medesima altezza. Jarrell ci presenta in questo brano il proprio particolarissimo universo sonoro, dominato dall'eleganza nella forma, nelle scelte acustiche e negli sviluppi dei materiali musicali. Al tempo stesso avvolto nel mistero di passioni frementi celate da un velo di apparente tranquillità.

Antoine Fachard «Suivi de ses ombres...»

Una iniziale successione di accordi - costruiti in modo tradizionale, per rimaner ben impressi nella memoria uditiva -sono oggetto di incessanti trasformazioni mediante processi matematici e fisici nel corso di tutto il brano. Il materiale armonico viene disgregato fino a trasformarsi in sequenze di suoni polverizzati per poi ricomporsi in scale di smisurata lunghezza. Tale processo di metamorfosi e trasfigurazione di un materiale musicale iniziale determinatutta l'opera sia dal punto di vista formale che da quello semantico ed estetico. L'autore gioca dunque sulla memoria a lungo termine, per condurre l'ascoltatore attraverso materiali musicali anche molto differenziati i quali mantengono però sempre un legame con l'armonia dell'esordio, senza che questa venga riproposta in modo esplicito indagando così instancabilmente sulla soglia che separa l'oggetto dalla sua ombra, l'udibile dalla sua eco. (Antoine Fachard)