Ex Novo Ensemble
Gran Teatro "La Fenice", Sale Apollinee, Martedì 15 novembre 2011, ore 20.00 Genesi e fortuna del proteiforme musicale Daniele Ruggieri flauto, Davide Teodoro clarinetto Aldo Orvieto pianoforte, Alvise Vidolin regia sonora Guida critica di Aldo Orvieto e Alvise Vidolin GUSTAV MAHLER (1860-1911)/CAMILLO TOGNI (1922-1993) PIERRE BOULEZ (1925) KARLHEINZ STOCKAUSEN (1928-2007) L'Adagietto della V Sinfonia di Gustav Mahler è il primo brano di un concerto dedicato a due tra i più importanti lavori elettroacustici degli ultimi decenni: Dialogue de l'ombre double di Pierre Boulez e Kathinkas Gesang di Karlheinz Stockhausen. Qualche riflessione può emergere anche considerando le peculiarità delle creazioni sinfoniche mahleriane in quanto forme rivoluzionarie di arte musicale. La svolta epocale che ha visto la nascita della musica elettroacustica è paragonabile (secondo Olivier Messiaen) a quella che avvenne con l'apparire della musica polifonica, due fenomeni musicali che hanno avuto epicentro nella città di Parigi: il primo nella cattedrale di Notre- Dame, ad opera di anonimi clerici; il secondo negli studi della radio francese. Pierre Schaeffer e il Groupe de Recherches de Musique Concrète, inaugurando una forma di composizione musicale che sfrutti «elementi preesistenti, presi in prestito da un qualsiasi materiale sonoro, sia rumore o musica tradizionale», che non si avvalga della notazione musicale tradizionale e sia fruibile soltanto attraverso altoparlanti. L'esperienza di questo gruppo segna la nascita della musica concreta, cioè musica che direttamente raccoglie o produce i suoi suoni, li trasforma, li elabora, li combina; musica acusmatica, rifacendosi all'antica tradizione pitagorica: in quanto ascolto dell'ascolto. Schaeffer contrappone il nuovo modo di comporre, concreto appunto, a quello della musica strumentale: «il nostro grande scopo è quello di far saltare le scogliere di marmo dell'orchestrazione occidentale, di presentare nuove possibilità di composizione». L'atto compositivo tecnologico dove l'esecuzione viene stravolta eliminando la presenza fisica dell'esecutore, separa dunque (almeno dal punto di vista teorico) un suono dalla sua fonte. Sembra possibile riconoscere alla creazione malheriana quel carattere innovativo dirompente che ha innescato un processo di "crisi" della concezione del suono orchestrale; ed ha avviato lo sviluppo di una sensibilità timbrica a tal punto evoluta da condurre alla nascita della musica acusmatica. Come ci racconta György Ligeti nell'intervista a Eckhard Roelcke (2003) «le possibilità tecniche dello studio di musica elettronica [negli anni 1957-60] erano estremamente limitate». Agli esordi delle mie ricerche alla Radio di Colonia «ero così ingenuo da credere che con le oscillazioni sinusoidali si potesse davvero ottenere ogni tipo di musica»; ben preso dovetti constatare che «quello che in linea teorica sembrava possibile non resse alla prova dei fatti. Continuai però a perseguire l'idea "costruttiva" alla base di quella composizione. Mi concentrai sulla musica per orchestra, a cominciare da Apparitions, dove misi a frutto le esperienze con gli strati molteplici che avevo fatto nello studio». Queste importanti dichiarazioni ci rivelano come, tutto sommato, la nascita della musica elettronica si debba considerare una fase evolutiva di quel processo di attenzione al suono che ebbe origine dalle straordinarie intuizioni mahleriane. Le idee di Mahler sulla natura della sinfonia sono di immenso interesse: «per sinfonia intendo la costruzione di un mondo, attraverso tutti i mezzi e gli espedienti possibili di cui mi posso avvalere», mondo che origina un cosmo specifico e differenziato; il Maestro lo scrive alla sua amica e interlocutrice Natalie Bauer-Lechner. La celebre affermazione di Adorno secondo il quale Mahler è il primo grande sinfonista a concepire le sue creazioni "come un romanzo", ci induce al parallelismo con la coeva nascita del Romanzo enciclopedico che soppianta la forma del Bildungsroman (o Romanzo di formazione) tipica del secolo precedente. È utile sottolineare questa volontà di impadronirsi di tutti gli espedienti possibili per creare o costruire un mondo sonoro al tempo stesso (audacemente) aderente alle consuetudini formali del comporre sinfonico, ma nel quale accogliere senza ritegno le sonorità del reale: quello che risuona per le strade, nelle sale da ballo o nei parchi, quel che si può ascoltare in campagna o nei cortili delle scuole per bambini; la strutturazione formale di queste "immissioni" richiese a Mahler la messa a punto di procedimenti molto sofisticati e condusse nelle ultime sinfonie al crollo e alla conflagrazione di tutti i generi musicali, con l'intento preciso di favorire la nascita di nuove forme d'arte rivoluzionarie. Come afferma Donald Mitchell, Mahler riesce a rompere il blocco monolitico dell'orchestra, ricercandone la dimensione fisica spaziale "multifonica" grazie alla quale si realizza il desideratum di Gurnemanz nel Parsifal: il "tempo si converte in spazio". Mitchell parla di "orchestra di orchestre", dunque di un meta-spazio che accoglie e porta alla luce tutte le forme possibili e immaginabili di orchestra. Le fonti sonore mahleriane - la tavolozza rumoristica delle percussioni, il campanaccio da mucca, i colpi di una mazza su una tavola di legno; versi e sussurri del cuculo; chitarra, liuto, mandolino; bande circensi e militari, valzer e canzonette d'epoca, polke, habanere, tanghi; le citazioni più scontate, tra le quali La paloma di Sebastian de Iradier (celeberrima habanera), la canzone Funiculì funiculà - sono materiale musicale fantasmagorico usato come materia bruta per dar forma concreta all'aspirazione cosmogonica del suo autore: creare un mondo e dotarlo di senso e significato per giungere infine a porsi gli interrogativi di natura metafisica a lui tanto cari. Come magnificamente esprime Bruno Walter: «nel profondo della sua anima, giaceva un grande dolore universale , le cui gelide ondate, risalendo in superficie, lo colpivano con freddi rovesci». Pur nell'incessante accanimento critico che per cinquant'anni ha investito l'arte di Gustav Mahler, la qualità delle sue scelte timbriche non mancò di essere apprezzata. Schoenberg dimostrò, solo pochi anni dopo, con la teorizzazione della Klangfarbenmelodie, fino a che punto il timbro fosse importante e confessò di aver potuto raggiungere quei traguardi per merito di Mahler. L'esagerata attenzione per la revisione del sistema tonale (e la conseguente teorizzazione del metodo dodecafonico, e tutte le querelle che ne seguirono) assorbì a tal punto l'attenzione critica da oscurare i grandi risultati ottenuti nell'analisi timbrica, direi quasi spettrale dei suoni dell'orchestra: elemento decisivo dell'identità espressiva di Mahler, il quale era riuscito a compiere una rivoluzione senza precedenti nel più sottile fra tutti i parametri musicali. Gustav Mahler/Camillo Togni Adagietto dalla Quinta Sinfonia Il celebre Adagietto della Quinta sinfonia venne da subito preso ad emblema dell'incapacità di Mahler di strutturare in modo coerente la forma sinfonica. Dopo aver proposto brutali contrasti, irritato con la musica di strada, gli interminabili Ländler, gli jodel tirolesi, i girotondi dei bambini, ecco infine che la V Sinfonia proponeva all'ascoltatore un Adagietto dalla "sentimentalità culinaria" (come scrisse impietosamente Adorno) o una atmosfera da "caldo di stalla" (espressione attribuita da Thomas Mann all'ascetico compositore Adrian Leverkühn nel Doctor Faustus). Tuttavia, come riferisce Bruno Walter, Mahler «sembrava quasi insensibile sia alla lode che al biasimo della critica»; in qualche modo conscio che la sua visione "ibrido- teratologica" scardinava la sinfonia dal suo interno e risultava inaccettabile per i suoi contemporanei. Camillo Togni trascrisse per pianoforte nel 1973 l'Adagietto della Quinta (utilizzato da Luchino Visconti nel 1971 per la colonna sonora del film Morte a Venezia), probabilmente per il solo proprio diletto di poterlo suonare alla tastiera, tant'è che oggi ne ascoltiamo la prima esecuzione assoluta. Già nel primo dopoguerra Togni aderì con grande passione alla tradizione tardo-romantica tedesca, al suo mondo cromatico, alla problematica e all'interiorità espressiva della dodecafonia schönberghiana, intraprendendo un cammino ascetico verso l'atematismo, privo di qualsiasi atteggiamento motivico, e tendente al cosiddetto variazionismo assoluto. Tuttavia Camillo Togni, in perfetta sintonia con Arnold Schönberg e con i musicisti della Seconda Scuola di Vienna, confessò sempre la sua incondizionata ammirazione per Mahler. Come riferisce Bruno Walter, uno dei rari motivi di felicità per Gustav Mahler fu proprio il fatto che, «nella sconfinata devozione dei giovani compositori, primi tra tutti Schönberg e Zemlinsky, […] egli sentiva la risposta dei loro cuori al richiamo delle sue melodie». Pierre Boulez Dialogue de l'ombre double Dialogue de l'ombre double di Pierre Boulez è stato composto in occasione della celebrazione, il 28 Ottobre 1985, del sessantesimo compleanno di Luciano Berio. L'ispirazione originale per questo pezzo viene da una scena della commedia di Paul Claudel Le Soulier du Satin, completata nel 1924. La scena è intitolata L'Ombre double con riferimento all'ombra di un uomo e di una donna proiettate su un muro. Questa ombra doppia, in questa fase della commedia, è trattata come un unico personaggio. In Dialogue de l'ombre double un clarinetto solista dal vivo (chiamato clarinetto primo), posizionato al centro della sala, ha un dialogo con una specie di ombra di se stesso. L'ombra è costituita da un clarinetto preregistrato (chiamato doppio del clarinetto) che è spazializzato in un sistema di sei altoparlanti. Dal punto di vista formale il pezzo consta di una Sigla iniziale, sei Strofe collegate da cinque Transizioni e una Sigla finale. Le sei Strofe sono suonate dal clarinetto dal vivo mentre gli altri momenti si sentono attraverso gli altoparlanti alternando così le parti dal vivo con quelle preregistrate. La spazializzazione della Sigla iniziale, delle Transizioni e della Sigla finale ha due diverse finalità musicali. In primo luogo, in accordo con lo spirito del pezzo, è usata per creare un'atmosfera distaccata e irreale che contrasta decisamente con l'aspra realtà del clarinetto in scena. Il contrasto è accentuato durante l'esecuzione dall'abbassamento dell'illuminazione in scena nei momenti in cui il clarinettista non suona. In secondo luogo, la spazializzazione serve ad analizzare il materiale musicale della partitura. I differenti tipi di scrittura musicale presenti nella partitura sono articolati usando differenti tecniche di spazializzazione: variando il numero di altoparlanti usati in ogni singolo momento, variando rapidamente i livelli dinamici da un punto all'altro della partitura, creando così effetti di primo piano e di sfondo, oppure muovendo il suono rapidamente in direzione circolare o a zigzag attraverso la sala. Ad esempio fra la I e la II Transizione il clarinetto suona una linea melodica costituita da note trillate interrotte di tanto in tanto da brevi scoppi di una, due o tre note accompagnate da rapide acciaccature. I trilli si sentono da tutti gli altoparlanti a livelli dinamici moderati. Le esplosioni, al contrario si sentono da un solo altoparlante per volta (che cambia ad ogni nuovo scoppio) ad un elevato livello dinamico. L'alternanza di dinamiche e del numero di altoparlanti usati crea un effetto di primo piano e sfondo che articola i trilli e gli scoppi, mentre il continuo cambiamento dell'altoparlante da cui provengono gli scoppi accentua il carattere caotico di questo materiale. Karlheinz Stockhausen Kathinkas Gesang La prima esecuzione di KATHINKAs GESANG als LUZIFERs REQUIEM per flauto e musica elettronica ha avuto luogo il 9 maggio 1985 all'IRCAM di Parigi con Kathinka Pasveer al flauto e una proiezione a sei tracce della musica elettronica a cura di Karlheinz Stockhausen. In partitura troviamo le seguenti annotazioni KATHINKA = KAT (Cat - gatto) / THINK / A (Alif - Alpha, Inizio, Origine). L'aspetto più importante della parte elettronica è la polifonia spaziale di spettri armonici a sei strati con rotazioni di fase controllate. Si tratta di una tecnica di sintesi molto particolare sviluppata all'IRCAM dal fisico Giuseppe di Giugno, che consiste nel generare un suono complesso mediante la somma di molti oscillatori audio (un centinaio) aventi tutti la stessa forma d'onda ricca di armonici (un centinaio). Gli oscillatori hanno piccolissime differenze di frequenza uno dall'altro (un centesimo di Hz) in modo da creare una progressiva lenta rotazione di fase fra le varie forme d'onda. Tutto ciò produce una miriade di "battimenti" fra le varie componenti armoniche, che si sviluppano lungo un ciclo temporale la cui durata (un centinaio di secondi) dipende dalla frequenza fondamentale e dalla differenza di frequenza fra gli oscillatori. Grazie a tale tecnica di sintesi, Stockhausen ha sviluppato un nuovo orientamento della logica musicale nel campo armonico, non realizzabile con i mezzi disponibili in passato in quanto la tecnologia analogica non era in grado di ottenere un controllo così microscopico della fase di un oscillatore. I suoni elettronici del Kathinka's Gesang, quindi, si basano su precise rotazioni di fase simultanee di gruppi di armonici assai ricchi nello spettro che iniziano in fase e si sviluppano nel tempo. La frequenza dei suoni fondamentali e le durate di ciascuna rotazione sono completamente determinate: si tratta soprattutto di durate molto lunghe, mentre i gruppi di parziali instaurano fra di loro una certa relazione di intensità. I suoni che si sviluppano durante questa rotazione programmata delle fasi possono essere di una bellezza mai creata prima. L'evoluzione timbrica provocata da queste lente rotazioni di fase hanno una tale intensa logica temporale che è possibile seguire accuratamente movimenti di un quarto, un terzo e in particolar modo la metà delle fasi. L'azzeramento di tutte le fasi sincronizza le forme d'onda nel punto culminante di tutti gli armonici provocando una violenta esplosione che viene ogni volta percepita come un nuovo e liberatorio inizio. La rotazione di fase degli spettri armonici sopra descritta e l'esplosione ad essa associata di immaginari gong giganti - che emerge nei punti di azzeramento dei cicli di fase - sono procedimenti che conferiscono a Kathinka's Gesang una spazialità, una solennità e un'austera bellezza, nella scorrevole transizione fra tutte le gradazioni di consonanza e dissonanza, fino ad ora sconosciuta: si origina così una percepibile polistratificazione polifonica premeditata del processo degli armonici, che forma un mondo magico intorno alla solitaria voce del flauto. (a cura di AO) |